Micam 2012, le scarpe Made in Italy piacciono all’estero

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    scarpe italiane al micam

    Le scarpe italiane piacciono davvero tanto, sia in patria sia all’estero, dove sono un vero e proprio oggetto di culto. In questi giorni nei quali Milano ospita la nuova edizione del Salone internazionale delle scarpe, il Micam, che ci sta presentando le scarpe per il prossimo autunno-inverno 2012/2013, Cleto Sagripanti, presidente dell’Anci, l’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, ci rivela che il settore gode di ottima salute, con un 2011 che ha visto raddoppiare le esportazioni. E il futuro si prospetta decisamente in linea con il trend tracciato l’anno scorso.

    Moltissimi i brand italiani che stanno esponendo al Micam 2012 (come il marchio creato con il progetto ecosostenibile Eco HT Shoes), con un interesse decisamente particolare dei buyer esteri. Se l’anno scorso il mercato italiano è stato un po’ deludente, le esportazioni, invece, sono andate alla grande: verso Francia, Germania e Usa le vendite sono aumentate rispettivamente del 11,6%, 8,8%, 14%, mentre verso la Russia l’incremento è stato addirittura del 20 per cento.

    Un po’ male, invece, le vendite interne, visto che le famiglie italiane hanno ridotto drasticamente le loro spese ‘fashion‘, con una riduzione del 2 per cento rispetto l’anno precedente. Ma le vendite oltre i confini fanno ben sperare per il futuro.

    In un Paese che sembra cronicamente destinato a erodere posti di lavoro il calzaturiero è riuscito nel 2011 a creare nuova occupazione. Un dato che deve incoraggiare ma anche far riflettere. Si parla spesso di nuove professioni e si fa riferimento alle nuove tecnologie come la panacea di tutti i mali. In realtà i settori del manifatturiero sanno creare opportunità lavorative, come dimostrano questi dati, e soprattutto sono in grado di generare occupazione per giovani con professionalità e competenze nuove. Penso ad esempio a quante persone oggi occupiamo per confrontarci con i mercati esteri e i nuovi mercati rispetto a solo 10 anni fa‘.